giornata-della-donnaCosa si vuole ricordare l’8 marzo? È la giornata internazionale della donna che ricorda le violenze e le discriminazioni e i centri antiviolenza parleranno di soprusi sulle donne con incontri, convegni e confronti. I numeri sono grandi e importanti, spaventosi perché ci fanno sapere che nel 2012 ben 14.000 donne hanno chiesto aiuto in seguito ad episodi di violenza subita, e il 68% di esse erano italiane, donne di casa nostra vessate, picchiate, stuprate e anche uccise, spesso in ambito familiare l’88%, dal momento che mariti o fidanzati sono responsabili del 68,69% dei soprusi.

La violenza sulle donne riguarda tutte le culture e tutto il mondo, è trasversale e la tendenza non è in diminuzione rispetto a quella degli anni precedenti. L’Italia evoluta e garante dei diritti umani, ha ancora un numero impressionante di violenze fisiche e psicologiche verso il “gentil sesso” come ad esempio uccisioni e stupri anche fuori dell’ambito familiare, ma anche le cosiddette “quote rosa” richieste nelle liste elettorali cosa incredibile in una democrazia che si ritiene tale. Controllo e potere sono le linee guida della violenza: donne sottomesse e private della loro dignità, come ad esempio quelle mogli e madri che devono continuare una convivenza feroce solo perché hanno bisogno di un uomo che le mantenga in quanto non riescono a trovare un lavoro che le possa rendere indipendenti. E una convivenza violenta spesso, troppo frequentemente sfocia in un delitto e la donna viene uccisa.

Ma cosa succede negli altri Paesi del mondo?


La situazione in certe culture è ancora peggiore: burka, bambine date in spose a mariti scelti dalla famiglia, ragazzine uccise perché volevano indossare i jeans, madri che vendono le figlie a tratte dedite alla prostituzione e quant’altro.
Ma l’8 marzo è la giornata della donna e tutti pronunceranno discorsi con paroloni e le mimose usciranno dalle fiorerie a bizzeffe, come se bastasse questo per risolvere il problema. No, non basta una giornata, occorre una evoluzione culturale da seminare, far germogliare e crescere nella società con una adeguata sensibilizzazione, a tutti i livelli.
L’8 marzo del 1908 accadde una tragedia e in questo giorno la si ricorda. Non è una festa ma un fatto terribile e luttuoso che colpì delle povere operaie che erano state chiuse dentro ad una fabbrica di New Yoek. Scoppiò un terribile incendio e le donne rimasero intrappolate dentro l’opificio. Ne morirono arse vive 129, molte erano italiane e andavano a lavorare per migliorare la loro condizione e, soprattutto, per aiutare la loro famiglia.