Quanti sono i film che avremmo voluto vedere al cinema, prima di renderci conto che saremmo rimasti chiusi in casa per un tempo indefinito? Qualcuno è riuscito a tornare in sala con il grande schermo, i più audaci sono andati persino a teatro, per vedere un vero palcoscenico con degli attori veri. La dura realtà è poi tornata di prepotenza con l’autunno, richiudendo ogni luogo dove si facesse intrattenimento: il nuovo DPCM ha vietato l’apertura a cinema e teatri, costringendoci a intrattenerci nuovamente a casa.

Quindi, il passaggio dal cinema alla tv è stato davvero breve. Per pensare meglio all’impatto devastante che c’è stato, basta sapere che lo scorso anno, di questi tempi il film più visto del week end aveva incassato 5 milioni di euro. Quest’anno, invece, il numero è fermo a 600mila: quasi dieci volte in meno.

Non può, comunque, essere altrimenti, ma la lotta aperta ora è tra tv tradizionale e online: chi vincerà? A mostrarcelo è un’infografica dell’Università Telematica Niccolò Cusano. Quest’anno, per quello che riguarda la televisione tradizionale, c’è stato un incremento dell’11,68% di audience nei prime time, per un totale di 26,9 milioni di spettatori di media e un aumento del 15,78% di audience nel giorno medio, con quasi 12 milioni di spettatori di media. Cosa guardano gli italiani online dei canali tradizionali? 228milioni vedono la7, 98 milioni Discovery Channel, 79 milioni la rai, 2,15 miliardi Mediaset e 3,4 miliardi la tv a pagamento di Sky.

Tuttavia, a spopolare con il lockdown sono state le piattaforme di video streaming: Netflix ha aumentato il suo pubblico del 332%, Amazon prime video del 266% e la neofita Disney+ del 290%. Questo boom ha costretto i colossi dello streaming a ridurre la risoluzione dei video trasmessi per evitare sovraccarichi e cortocircuiti nelle infrastrutture di rete.

Forse non tutti sanno che, anche le piattaforme digitali consumano kilowatt: aspettino quindi a gioire gli ambientalisti, che vedono il digitale come la frontiera green dell’economia. Infatti, sebbene consentano di evitare l’impatto ambientale determinato dalla presenza del supporto fisico, i file elettronici sono archiviati su server attivi e raffreddati; le informazioni vengono poi recuperate e trasmesse attraverso la rete ad un router: si è stabilito che il consumo di un anno è di circa 107 kilowattora.

Per non parlare dei dispositivi attraverso cui è possibile vedere i propri video: televisori, telefoni e pc vengono sostituiti sempre più spesso, con un fortissimo impatto ambientale per ciò che è la produzione e lo smaltimento dei device elettronici. Infatti, le emissioni di Co2 correlate alle tecnologie digitali dal 2013 ad oggi sono aumentate di 450 milioni di tonnellate. Soltanto nel 2018 la visione delle serie tv preferite in streaming ha generato a livello globale 300 milioni di tonnellate di Co2, ovvero la quantità equivalente al totale delle emissioni di un paese come la Spagna.

Inoltre, la quantità di energia elettrica utilizzata per vedere le grandissime piattaforme dello streaming è in continua crescita.