Hot calendario funebre
Hot calendario funebre

Pessima manovra pubblicitaria o geniale provocazione satirica?

Ci avevano già provato nel 2011 proprio in Italia (e come no), ma il calendario hot “Cofani Funebri” prodotto da un’azienda nostrana, suscitò l’ira di cittadini, associazioni femministe e personalità politiche, tanto che ne fu sospesa la distribuzione dal Comitato di Controllo dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, in seguito ad una segnalazione dell’allora consigliera regionale del Lazio Isabella Rauti.

Qualche imprenditore coraggioso ci riprova quest’anno con altri dodici scatti, uno per ogni mese, che ritraggono giovani donne in lingerie (quando non addirittura in topless) che posano in diversi ambienti e posizioni insieme a…una bara.

Alcune sorseggiano alcolici, altre vi siedono sopra a cavalcioni in pose provocanti, altre ancora posano languidamente adagiate al suo interno, per non parlare di quelle che brandiscono strumenti del mestiere come l’erogatore di fiamma ossidrica per sigillare i feretri, il piccone per scavare le fosse o le corde usate per calarvi dentro le casse.

Sono state sufficienti alcune nuove segnalazioni sul web per far riesplodere il dibattito-polemica che già lo scorso anno aveva infiammato parecchi animi.

C’è chi in realtà non solo apprezza l’idea, ma la trova “simpatica e divertente”, un modo per esorcizzare la paura e lo sconforto legati all’immagine del cofano mortuario. C’è chi invece grida allo scandalo ritenendo il sexy calendario funebre una profanazione della sacralità della morte e del rispetto per chi si trova a dover acquistare una bara. C’è infine chi (come me), guardando queste immagini percepisce semplicemente un cattivo gusto estetico oltre che concettuale, e l’ostentazione trash di una provocazione fine a se stessa.

Se da un lato il coraggio quando si parla di comunicazione pubblicitaria  è sempre da apprezzare, è anche vero che il “bene o male purché se ne parli” non è un dictat sempre valido e soprattutto sempre positivo.



Questo calendario contribuisce soprattutto a ravvivare (come se ce ne fosse ancora bisogno) il sempiterno dibattito sulla mercificazione del corpo femminile, sulla banalizzazione della sua dignità e più in generale sull’utilizzo che si fa della donna per reclamizzare questo o quel prodotto.

Cercare vie di mezzo tra il femminismo più estremista e irragionevole e la rassegnazione di chi accetta passivamente tutto ciò che vede è molto complicato, e il rischio di alimentare ragionamenti vuoti è alto. Sfogliando queste foto mi sembra sempre più incredibile che qualcuno abbia pensato di promuovere seriamente un’attività funeraria in questo modo, in quanto il calendario ha un grande potenziale satirico, potrebbe essere tranquillamente scambiato per una parodia critica dell’esagerato uso che si fa del corpo femminile in pubblicità, criticato satiricamente usando un espediente simile all’ironia 2.0 dei Memes.

A questo punto insomma la domanda sorge spontanea: siamo davanti a un tentativo patetico e offensivo di incrementare le vendite di prodotti per i trapassati o ci troviamo di fronte a un genio incompreso del trolling?

A voi, signore, l’ardua sentenza.