22genn-disparitc3a0-salarialeDa punto di vista salariale le donne subiscono una discriminazione di genere, guadagnando di meno dei loro colleghi maschietti tanto che lo scorso 28 febbraio si è celebrata la giornata della Equal Pay Day, cioè la giornata della parità retributiva affinchè le donne guadagnino come gli uomini anche nella civilissima Europa.

Perchè è stata scelta la data del 28 febbraio? Semplice, perché il 28 febbraio è esattamente il 59° giorno dell’anno, cifra che è pari al numero di giorni in cui una donna deve lavorare di più rispetto ad un uomo per ricevere gli stessi soldi. I calcoli sono stati comunicati dalla Commissione Europea ed evidenziano che la retribuzione oraria degli uomini è superiore a quella delle donne del 16,2%, in miglioramento rispetto al 2010, quando i salari orari differivano del 17%, comunque la differenza è ancora abbastanza alta. E la differenza è in aumento in alcuni Stati Membri dell’Unione Europea come Francia, Portogallo, Ungheria, Bulgaria, Romania e Lettoni. In Italia le cose vanno meglio infatti la differenza salariale media è del 5,3% con un dato a dir poco sorprendente: al sud la differenza tra il salario di una donna e quello di un uomo sarebbe solo del del 3,4% , invece al nord e soprattutto al nord-est, la differenza sarebbe del 9,3%.

Le differenze variano a seconda del grado di istruzione, e, man mano che esso sale, discende la disparità tra gli stipendi. Poi variano anche a seconda del settore, ad esempio in quello della ristorazione e in quello turistico non esiste la disparità o è molto bassa.



Le cause di questo e delle disparità salariali tra uomini e donne sono complesse e correlate: cerchiamo di capire perché e cosa stia facendo l’Unione Europea per evitarlo.
Le qualifiche delle donne sono come quelle dei maschi, anzi a volte sono anche superiori, ma le competenze che vengono date al sesso femminile sono minori e non ricevono lo stesso riconoscimento. La carriera delle donne è più lenta perché spesso devono interromperla per motivi di maternità. Inoltre dopo il congedo perché hanno avuto un figlio non tornano a lavorare a tempo pieno per motivi familiari. La retribuzione oraria inferiore a quella dei maschi si riflette anche sull’ammontare delle pensioni femminili che sono ridotte, il che causa un maggior numero di donne in stato di povertà rispetto agli uomini.
La UE combatte la disparità con attività di sensibilizzazione e misure di formazione; con la produzione di studi, statistiche e strumenti di confronto delle retribuzioni; con il coinvolgimento nelle commissioni consultive nazionali in materia di parità di retribuzione e con lo sviluppo di kit di strumenti volti a contrastare il divario retributivo di genere nei negoziati e la contrattazione collettiva.