I requisiti per insegnare alla Scuola dell’Infanzia sono determinati dalle indicazioni contenute nel testo della legge della Buona Scuola, che negli ultimi anni ha introdotto numerose novità rispetto a quanto si faceva in precedenza. Tra le nuove disposizioni è stata introdotta anche una distinzione tra scuola dell’infanzia e asilo nido, perché si occupano di attività diverse per i bambini da 0 a 6 anni. Chi insegna all’asilo nido ha il ruolo di educatore, mentre chi opera nella scuola dell’infanzia è un vero e proprio docente che si interessa della formazione dell’alunno.

Il percorso formativo per accedere all’insegnamento è diversificato a seconda dell’indirizzo che si sceglie. Le lauree in scienze della formazione primaria, il diploma magistrale e il diploma del liceo psico-pedagogico conseguiti entro il 2001/02 sono titoli abilitanti all’insegnamento e sono indicati per chi desidera insegnare nelle scuole dell’infanzia. Il titolo forma le future docenti per gestire la formazione dei bambini in maniera completa, con la mansione di insegnare loro a leggere e scrivere e a sviluppare le proprie capacità.

La laurea in scienze pedagogiche invece ha un obiettivo leggermente diverso. Si resta sempre nell’ambito dell’educazione, ma le competenze acquisite sono più orientate all’organizzazione e alla gestione di progetti legati a contesti assistenziali, socio-psicologici. Con la laurea in pedagogia si può inoltre accedere alla terza fascia di insegnamento e partecipare ai concorsi per le classi delle scuole superiori, in particolare del liceo classico e dello scientifico. Gli insegnamenti a cui si può accedere sono filosofia o storia, in base ai crediti conseguiti nelle aree disciplinari inerenti alla materia.

Competenze

Il centro di un piano di studi di un corso di laurea in scienze pedagogiche, come ad esempio quello di Unicusano, è ovviamente la pedagogia, una materia che si occupa dell’apprendimento di bambini ed adulti, con lo scopo di aiutarli nell’acquisizione di conoscenze e di farli vivere meglio. L’etimolgia della parola pedagogia trae spesso in inganno, perché si pensa che il pedagogista si occupi esclusivamente della formazione e dell’educazione dei bambini; in realtà le sue attività sono rivolte anche agli adulti, in particolare in quelle situazioni nelle quali la persona si trova ad affrontare problemi e disagi dovuta all’ambiente in cui vive o ad una disposizione caratteriale che non gli consente di trovare un equilibrio nell’apprendimento personale. Un disciplina dunque molto vasta, che affonda le sue origini nella filosofia greca e si evolve nel pensiero filosofico e sociale lungo i secoli.

 

Il pedagogista è infatti un esperto nei processi formativi in contesti molto diversi e spesso si occupa proprio di coordinare le attività in questi ambiti. Accanto dunque alle competenze scientifiche, si associano anche competenze tecniche che riguardano il coordinamento di attività importanti all’interno di scuole e centri educativi.

Sbocchi professionali

Come già anticipato, il pedagogista può lavorare in diverse strutture educative: scuole dell’infanzia, centri educativi, centri di mediazione culturale, strutture in cui si affrontano disagi dovuti al genere, alla cultura o alle situazioni economico-sociali.  Il pedagogista lavora come dipendente o come libero professionista e si occupa di coordinare le attività, pianificando gli obiettivi in maniera precisa ed oculata, con l’obiettivo di offrire un sistema educativo utile al reinserimento delle persone con particolari esigenze nella società.