morte-margherita-hack1La Signora delle Stelle, Margherita Hack, l’illustre astrofisica che dirigeva da oltre 20 anni l’osservatorio astronomico di Trieste e che ha divulgato la scienza in Italia e nel mondo, è morta e ha lasciato un vuoto nel mondo scientifico che ha perso oltre che il suo sapere “stellare” anche la sua arguzia e la sua finezza.

Il presidente del consiglio Enrico Letta ha comunicato «l’Italia e la comunità internazionale perdono una protagonista assoluta della ricerca scientifica. Una donna che è stata, inoltre, capace di affiancare con passione l’impegno professionale a quello sociale e politico. Una testimonianza che resterà preziosa».

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’ha ricordata con queste parole:

Ha servito e onorato l’Italia anche in campo internazionale. Ha rappresentato nello stesso tempo un forte esempio di passione civile, lasciando una nobile impronta nel dibattito pubblico e nel dialogo con i cittadini.

L’astrofisica Margherita Hack era nata a Firenze nel 1922. Si laurea in fisica nel 1945, insegnante di astronomia presso l’ Università di Trieste come ordinaria fino al 1992, poi diventa direttrice dell’osservatorio astronomico di Trieste, rilanciandolo nel mondo scientifico internazionale. Nel 1980 vince il Premio Linceo dell’Accademia dei Lincei e collabora con la Nasa e con l’Agenzia Spaziale Europea. Ha studiato anche in illustri istituti tra cui l’Istituto di astrofisica di Parigi e l’università americana di Princeton. Aveva avuto modo di conoscere personaggi della storia della fisica come il padre della bomba atomica americana, Julius Oppenheimer.
Sempre aggiornatissima nonostante l’età avanzata e gli acciacchi, manteneva un cervello lucido e pronto che approfondiva e spiegava con parole smplici e comprensibili da tutti i profondi misteri degli astri.


Raccontare e spiegare era una passione, studiare era il suo lavoro, approfondire era la sua vocazione. E tutto il suo sapere scaturiva in spiegazioni accettabili che non si perdevano in voli pindarici e teorici che volevano mostrare tutto il fascino del cosmo che la scienza permette di conoscere, di verificare e di misurare. Infatti amava affermare:“Il mio infinito lo trovo nella conoscenza più che nello spazio profondo”.

In una intervista rilasciata a Sette in aprile aveva espresso le sue idee estremamente concrete anche sull’origine della vita affermando che la scienza può sapere il come e non il perché della vita e che i misteri dell’universo saranno svelati dal punto di vista scientifico, ma non con ipotesi su Dio. La Hack, come è noto, era profondamente atea ma ribadiva spesso di non poter spiegare il perché dei fenomeni. Le osservazioni permettono di capire come si è evoluto l’universo, di cosa sono fatte le stelle, perché brillano. La scienza non mi spiega però perché è così, perché ci sono queste leggi della natura. Sono dati di fatto che dobbiamo accettare. E non ci spiegano l’esistenza di Dio.
Parole tratte dal suo racconto autobiografico uscito in aprile 2013 accompagnato dalle immagini dei luoghi dove ha vissuto e lavorato, registrate in un DVD con un film di Elia Castangia.