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Omosessualità: consigli per i genitori

On mercoledì, luglio 11th, 2018

Come Reagire?

“Non so proprio come mi comporterei”: solitamente le persone di buonsenso reagiscono con questa espressione dinanzi ad eventi capaci di suscitare in noi una reazione imprevedibile e inaspettata. Una di queste potrebbe essere la confessione, fatta da nostro figlio, riguardo la sua omosessualità. Che fare? Come reagiremo e come dovremo comportarci con lui? Premettiamo che non si può generalizzare poiché ogni caso va trattato e analizzato in modo chiaramente diverso; la personalità del ragazzo, il tipo di educazione ricevuta, il dialogo interfamiliare sono alcune delle componenti che influiscono notevolmente sulla capacità di accettare e di superare una notizia del genere.

Ma alcune considerazioni di base riteniamo possano essere fatte e possano essere d’aiuto per chi si dovesse trovare in analoga situazione.

Nessuna Colpa

Una delle reazioni più frequenti che una coppia tende ad avere è quella di colpevolizzarsi, cercando una motivazione nel modo in cui si è educato il figlio, negli atteggiamenti impartiti, nelle frequentazioni avute. Per quanto una coppia di genitori possa considerarsi “aperta” mentalmente e liberale, è facile che si possa registrare una sorta di mea culpa, che possa essere pronunciata la frase “dove abbiamo sbagliato”. È quindi necessario iniziare a lavorare su sé stessi in modo da adattare i propri canoni mentali alla nuova dimensione.

La famiglia dovrebbe sempre rappresentare una sorta di ” rifugio”, un luogo ove sentirsi al sicuro ed esprimere tranquillamente sé stessi, è perciò fondamentale creare e rafforzare queste fondamenta. Spesso mancano gli “strumenti emotivi” a cui affidarsi per affrontare le problematiche relative all’omosessualità dei propri figli e in questo non bisogna esitare a chiedere aiuto a dei professionisti.

Omosessualità in famiglia: un percorso da affrontare insieme

Innanzitutto il famoso “coming out” è solo l’ultima delle fasi in cui nostro figlio si è imbattuto; è certamente una fase decisamente complessa e delicata, quella che apparentemente può sembrare una semplice comunicazione in realtà consiste in una “richiesta accettazione”, frutto spesso di una tremenda e conflittuale lotta interiore.


Per arrivare a questo dobbiamo considerare quanto nostro figlio abbia dovuto, in prima battuta, lui stesso accettarsi e riconoscere questa sua condizione. A volte alcuni segnali possono essere colti ma in molte occasioni scambiamo per semplici problemi adolescenziali delle vere e proprie crisi di identità, che spesso a quell’età rendono i ragazzi soggetti particolarmente esposti a episodi di bullismo e di emarginazione.

Identità Sessuale: meglio affidarsi agli esperti

Trattandosi di un percorso affrontato in gran parte in modo solitario dai nostri figli è opportuno cercare un punto di contatto, con la consapevolezza che l’omosessualità non è una malattia o una semplice, seppur sofferta, scelta, ma un modo di essere, una espressione della sessualità.

Se è indubbio il fatto che il ruolo della famiglia è fondamentale, è altrettanto vero che per affrontare e risolvere problematiche di identità sessuale, può essere utile, e in alcuni casi necessario, non cercare di risolvere tutto da soli ma affidarsi a psicologi e psicoterapeuti in grado di offrire le corrette informazioni sull’omosessualità ma anche l’opportuno sostegno sia al diretto interessato che a genitori, parenti e partner.

Il dottor Fabio Meloni, psicologo di Roma specializzato in problematiche relative a persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali (LGBTQI), consiglia di affrontare il percorso terapeutico prendendo in considerazione tutte le potenziali criticità. A volte erroneamente crediamo che sia inutile affidarci ad “estranei”, che da sola la famiglia possa essere in grado di farcela e di superare ogni avversità. Sicuramente ci sono nuclei familiari cosi compatti e uniti da poter serenamente accettare tale status e intraprendere questo percorso senza l’ausilio di professionisti, ma è rischioso credere di non necessitare di alcuna forma di aiuto.

La parola chiave, nell’ambito di tale condizione, è “accettazione” e per raggiungere tale condizione è necessario superare percorso volto alla rielaborazione dei vissuti, a un’inevitabile presa di coscienza che necessita di un chiaro supporto esterno. Lo psicologo ha il compito di provare ad armonizzare tutti gli aspetti della personalità del paziente, supportando il ragazzo e i parenti nella comprensione del proprio orientamento sessuale. Al di la della timidezza e dell’educazione ricevuta, è frequente nei ragazzi la tendenza a non aprirsi completamente con i propri genitori, a ritenere alcuni temi dei veri e propri TABU’; tra questi indubbiamente il sesso è uno dei freni inibitori e l’aiuto di esperti, di persone capaci di far stare a proprio agio e di trasmettere la necessaria sicurezza e fiducia è un supporto necessario e fondamentale.

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