Campagna shock Onu contro la violenza di genere
Campagna shock Onu contro la violenza di genere

Una delle immagini della campagna delle Nazioni Unite contro la violenza sulle donne, tratta dal sito ufficiale della campagna http://www.create4theun.eu/. ANSA

Pochi giorni fa è stata celebrata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, una piaga che, sembra incredibile nei post-moderni anni Duemila, flagella ancora moltissimi stati nel mondo.

I dati del 2012 sul nostro paese (l’uso della p minuscola in questo caso è d’obbligo) sono decisamente allarmanti: l’anno non è ancora finito e si contano già 120 vittime al femminile, praticamente una ogni due o tre giorni.

Gli autori di questi vergognosi assassinii sono quasi sempre (ex) mariti, (ex) fidanzati, padri, e solo in rari casi conoscenti o sconosciuti.

L’aspetto più inquietante di queste morti è che vengono definite delitti “passionali”, classificate praticamente come frutto dell’amore stesso, o ancora “raptus di follia” che in gran parte dei casi vengono ampiamente annunciati da mesi se non addirittura anni di violenze psicologiche e fisiche, lesioni della dignità personale e della libertà individuale.

Bisogna imparare a chiamare le cose con il proprio nome, perché non c’è nulla di passionale nell’uccidere di botte la propria compagna e la storiella del raptus spesso diviene un alibi che non dovrebbe essere accettato.

Analizzando rapidamente il caso italiano, emerge in modo lampante come nella gran parte dei casi gli omicidi siano stati preceduti da una serie di segnali inconfondibili, che spaziano dai comportamenti ossessivi a quelli persecutori, per poi sfociare in veri e propri maltrattamenti psico-fisici.


Alla somma delle morti rosa bisogna poi aggiungere quella, più cospicua, di chi viene uccisa dentro subendo una violenza carnale fuori. Bisogna inoltre abbandonare il luogo comune che vuole che questo tipo di situazioni si verifichi solo in ambienti socialmente disagiati, in quanto l’identikit standard dell’assassino è quello di “uomo della porta accanto” o meglio ancora “uomo della villa accanto”.

L’Onu si occupa da anni di questo problema ma ancora scarsi sono i risultati ottenuti. Proprio per questo ha voluto lanciare un segnale forte, inequivocabile, una campagna fotografica shock che ricorda molto quella promossa recentemente da un altro guru della comunicazione sociale, Greenpeace.

Nelle immagini diffuse dall’Onu, giovani donne mostrano volti tumefatti, ferite e lacerazioni forti come lo slogan che compare in uno di questi ritratti, che mostra una ragazza in abito da sposa, “Till death do us part” (finchè morte non ci separi).

Parallelamente sono partite diverse iniziative, come la campagna permanente “365 giorni NO”, che coinvolgerà otto grandi città d’Italia in un unico grande coro, per mantenere viva l’attenzione sul problema durante tutto l’anno.

L’istituzione del numero rosa “Help Donna”, in collaborazione con le questure di tutta Italia, è un ulteriore strumento utile di recente creazione, ma la vera svolta la si avrebbe solo se passasse il primo disegno di legge sul femminicidio, che chiede la pena dell’ergastolo per chi si macchia di questo crimine, considerato finalmente per ciò che è: una strage di genere, un eccidio selettivo, un crimine contro l’umanità.