Si tratta della molecola, la mir-181a, che è la causa della moltiplicazione delle cellule cancerogene dell’ovaio femminile e della resistenza alle terapie antitumorali.
La ricerca coordinata dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e da un gruppo di ricercatori americani, guidato da Annalisa DiFeo del Case Comprehensive Cancer Center di Cleveland è stata pubblicata dalla rivista Nature Communications.
Un gran numero di molecole mir-181a nel sangue delle delle donne affette da un carcinoma epiteliale ovarico è un biomarcatore che può indicare la resistenza del tumore alle cure chemio oltre che favorire l’aumento e l’espandersi del cancro.
La ricerfca si è basata sull’osservazione di 80 campioni tumorali prelevati dalle donne ammalate e da quelle che resistevano o presentavano recidive entro i primi sei mesi dopo il trattamento chemioterapico. Grazie a tali conoscenze si potrà scegliere al meglio la terapia da prescrivere per ottenere più lunghi tassi di sopravvivenza. Gli scienziati stanno anche studiando il modo per bloccare l’attività di mir-181a, che segna un grande passo in avanti nella risoluzione benigna della malattia.
Sono stati studiati due gruppi differenti di ammalate, uno italiano dell’Ospedale San Gerardo di Monza e uno americano del Mount Sinai di New York, e si è rilevato che la sopravvivenza delle pazienti che presentavano maggior tasso della molecola mir-181a avevano anche un maggior numero di recidive più precoci oltre che il cancro era più resistente alle terapie con un rapido progresso.
Le cause sono dovute alla maggior mobilità delle cellule di carcinoma il che causa la formazione di un numero di metastasi maggiore. Gli studiosi ritengono che bloccando questa molecola diminuisce la malignità e la resistenza delle cellule tumorali. Fino a poco tempo fa non si era in grado di prevedere la risposta del cancro all’ovaio alle cure.
La mir-181a è una piccola molecola di RNA, sempre presente nel sangue di donne ammalate di tumore all’ovaio, Il cancro si differenzia tra le varie ammalate per sopravvivenza, estensione, sensibilità alle terapie e caratteristiche patologiche. Ora i risultati della ricerca consentono nuove prospettive per individuare con più esattezza le donne con un cancro all’ovaio e nuove terapie.